Spezza la catena: suggerimenti pratici per non diffondere bufale

Bufala o fakenews non è solamente quella notizia che non ha riscontro ma che fa parlare di sé e gira molto online, ma anche quel messaggio che ti arriva in privato – su Messanger, Whatsapp o su qualunque strumento usi per comunicare direttamente con gli amici – e che dopo essere stato copiato e incollato, è inviato a tutta la propria rubrica.

Si chiamano “catene” e esistono da tantissimo tempo, si sono evolute, il digitale le ha moltiplicate ma di base contengono alcuni “ingredienti” che le rendono riconoscibili:

  1. Contengono un invito a fare qualcosa per scongiurare qualche problema, epidemia digitale, minaccia o pagamento.
  2. L’invito a fare spesso corrisponde alla necessità di inviare lo stesso messaggio a più persone possibile: “Copia e invia a tutta la rubrica”.
  3. Fanno riferimento a minacce, eventi o emergenze senza inserire nessun link a fonti altre, né menzionare una data di invio precisa.
  4. Spesso contengono errori grammaticali o refusi nel testo.

Una delle catene più comuni che è a lungo circolata su Whatsapp, per esempio è:

“Salve, siamo Andy e Jonh, i direttori di WhatsApp. Qualche mese fa vi abbiamo avvertito che da quest’estate WhatsApp non sarebbe stato più gratuito; noi facciamo sempre ciò che diciamo, infatti, le comunichiamo che da oggi WhatsApp avrà il costo di 1 euro al mese. Se vuole continuare ad utilizzare il suo account gratuitamente invii questo messaggio a 20 contatti nella sua rubrica, se lo farà, le arriverà un sms dal numero: 123#57 e le comunicheranno che WhatsApp per LEI è gratis!!! GRAZIE…. e se non ci credete controllate voi stessi sul nostro sito (www.whatsapp.com). ARRIVEDERCI. PS: quando lo farai la luce diventerà blu (se non lo manderai l’agenzia di WhatsApp ti attiverà il costo)”.

Come puoi notare sono moltissimi i segnali che ti potrebbero far venire qualche dubbio rispetto alla bontà del messaggio. Oltre a quelli “formali”, esistono anche alcuni indizi legati al buon senso: è davvero possibile che inviando un messaggio a 20 persone, tu possa ottenere – a vita – qualcosa di gratuito e che altri pagheranno?

Il buon senso è quello che dovrebbe metterci in guardia anche di fronte a questa catena “Made in Facebook” che ha avuto molti mesi di gloria e che – cambiando in piccole parti del testo, come per esempio il nome scelto per la persona in questione – circola ormai da 5 anni.

“Dì a tutti i contatti della tua lista di Messenger di non accettare la richiesta di amicizia di S********** Batacchi Lui ha una foto con un cane. È un hacker e ha collegato il sistema al tuo account di Facebook. Se uno dei tuoi contatti lo accetta, verrai attaccato anche tu, quindi assicurati che tutti i tuoi amici lo conoscano. Inoltralo come ricevuto.
Tieni premuto il dito sul messaggio. In basso al centro si presenterà l’icona di “inoltra”. Clicca sopra e si presenterà la lista dei tuoi contatti. Clicca sul nome, invia. Grazie.”

La mail parla di un sistema collegato al tuo account Facebook: quale sistema? Come è possibile che basti dare l’amicizia a qualcuno su un social network, perché questa persona riesca ad attaccare il tuo computer? Se fosse possibile, Facebook che è una potenza tecnologica, non sarebbe già corsa ai ripari, impedendolo?

Strategie pratiche per riconoscere una catena/bufala

Se la paura dovesse però prendere il sopravvento, ecco che la catena è facilmente smascherabile. Quando ti chiedono di condividere con molti quel messaggio, prima di fare qualunque cosa, COPIA il messaggio in questione sulla barra del tuo motore di ricerca, se è una bufala, i primi risultati saranno quelli.  Se poi vuoi rimanere aggiornato sulle sempre nuove e fantasiose bufale che ogni giorno qualcuno si inventa, ecco un sito che – da anni – si occupa di smascherarle: https://attivissimo.blogspot.it/

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