Curiosità, interessi e studio: ecco la ricetta di Matteo, 20 anni, per essere attenti alle bufale

 

Si parla tantissimo di fake news, a volte anche a sproposito: di sicuro è un neologismo entrato nel linguaggio e tra le parole “prezzemolino”. Non sempre sappiamo esattamente di cosa stiamo parlando e non sempre riflettiamo abbastanza sulla relazione che abbiamo con questa parola e con il concetto di bufala. Ecco allora che abbiamo voluto chiedere a un giovane cittadino europeo, Matteo P., che cosa sono per lui le fake news. Matteo è un giovane social media manager che ha frequentato il corso ITS di Tecnico superiore per l’organizzazione e la fruizione dell’informazione e della conoscenza a Bologna.  Matteo Piccolo ha 20 anni “studia, lavora e ama intraprendere nuovi progetti”.  Facendo sua una definizione di Emilie Wapnick dice di essere dotato di “multipontentiality”, ovvero di avere tanta curiosità e molti interessi.  Ecco cosa ci ha risposto quando gli abbiamo chiesto di raccontarci cosa sono le fake news per lui.

Cos’è per te una fakenews?

Le fake news sono notizie false che girano sul web, social media in particolare. Secondo me, la scarsa curiosità o pigrizia non portano le persone a porsi le giuste domande e a chiedersi se l’articolo o le news che stanno leggendo siano vere o false. Mi è capitato più volte di leggere articoli su alcuni personaggi di spettacolo dove venivano raccontate storie non vere che li riguardavano e scoprivo solo successivamente che non erano vere.

C’è un legame tra diffusione delle fake news e competenze digitali, secondo te, oppure non c’entra nulla?

Le competenze digitali hanno permesso a molte più persone di esprimere giudizi, pareri e consigli. Non sto dicendo che sia sbagliato esprimere il proprio giudizio, anzi è un nostro diritto ma, tra l’esprimere un proprio giudizio e dare un consiglio non pertinente la linea è molto sottile. Quando sei una persona che non ha un background culturale su una specifica materia, non puoi improvvisarsi professionista. Mi è capitato di leggere su internet articoli di persone che, dopo aver letto un libro o un articolo, si sentono esperte e pronte a elargire consigli a tutti senza aver sperimentato quello che dicono.

Pensi di saper riconoscere una bufala?

No, non penso di saper riconoscere una bufala ma sono consapevole che esistono le fake news quindi non mi affido alla lettura di un solo articolo o notizia ma, se un argomento mi interessa, cerco le informazioni su più piattaforme. Non mi avvalgo solo di testate giornalistiche, inizio a porre domande e a cercare delle risposte dalle persone che sono competenti in materia.

Quando qualcuno posta una bufala o ti manda una catena, tu cosa fai?

Quando dubito della veridicità di una news su Facebook, segnalo il post/inserzione come notizia falsa, spam o truffa. Se ognuno di noi iniziasse a segnalare tutte le notizie false, forse la diffusione di fake news verrebbe limitata e le persone smetterebbero di credere a tutto quello che vedono e leggono. Inoltre inizierebbero a comprendere che molte pagine, utilizzano post e articoli con titoli che io chiamo “acchiappa click”, titoli che inducono le persone a cliccare ma in realtà il contenuto dell’articolo è diverso da quello che ci si aspettava.

Quando ricevo una catena, per prima cosa, non la invio ad altri miei contatti; provo a spiegare a chi me l’ha inviata che le catene non portano nessun valore e che quando si riceve un messaggio da parte di un conoscente, è ancora più difficile pensare che la notizia sia falsa. Le catene, i titoli “acchiappa click” rappresentano un modo errato di diffondere informazioni e non forniscono alcun valore aggiunto.

Matteo ha le idee chiare e esercita la sua curiosità: siamo contenti di sapere che anche a 20 anni si può agire responsabilmente, anche solo quando si mette un “like” a un contenuto. E tu? Hai voglia di raccontarci una tua esperienza negativa o positiva, legata a una fake news? Scrivici qui.

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