Due domande alla professoressa Pina Lalli

pina lalli immIn attesa di incontrarli il 13 dicembre al nostro Dialogo con i cittadini, pubblichiamo alcune brevi interviste ai relatori della mattinata.

Iniziamo oggi con un breve intervista alla Professoressa dell’Università di Bologna Pina Lalli, che ci parlerà dell’approccio delle persone di fronte ad una notizia e di come, secondo lei, dovrebbero muoversi giornalisti e comunicatori

Sociologa e docente di scienze della comunicazione da tanti anni. Secondo lei, negli ultimi anni è cambiato l’approccio delle persone di fronte a una notizia?  Si chiedevano, o si chiedono,  se è vero o falso ciò che leggono?

Non sono certa sia davvero cambiato il modo con cui le persone si interrogano sulla possibilità di capire se una notizia sia vera o falsa; certo è cambiato il modo con cui i giornalisti si accorgono che non sempre il pubblico li segua nella formazione delle opinioni. Senza dubbio ci sono oggi a disposizione canali di informazione molteplici, ma se da un lato sia i telegiornali sia i siti istituzionali dei quotidiani risultano ricevere ancora molta audience, dall’altro emergono nei social media professionalità e strumenti tecnici capaci di orientare i pubblici anche verso direzioni diverse.

In altre parole, quella che è sempre esistita come propaganda che tende a manipolare fatti e opinioni assume una portata più ampia e subdola, in cui ai cittadini resta spesso solo il tentativo  di “personalizzare” la fonte dell’informazione dando credibilità a chi presume essere più vicino alle sue sensazioni e al suo orizzonte di riferimento. Con il rischio – che sempre corriamo – di rimanere chiusi in bolle comunicative chiuse, in cui accogliamo le verità che più confermano le nostre idee o che più fanno appello a quel che “sentiamo” giusto in quel momento.

E questo chi fa propaganda lo sa bene e può sfruttarlo a  suo vantaggio.  Ad ogni modo a crescere è quasi sempre la sfiducia verso le posizioni istituzionali.

Il web e i social sono una fonte enorme di informazioni, spesso non verificate. Secondo lei un comunicatore o un giornalista come dovrebbe attrezzarsi per non diventare esso stesso diffusore di fake news?

Forse comunicatore e giornalista potrebbero essere professionalità diverse? Oppure, giocando con le parole, si potrebbe dire che i giornalisti potrebbero dotarsi di strumenti comunicativi più sofisticati cercando di non lasciarsi travolgere dall’ossessione routinaria della fretta, e i comunicatori di una più esplicita presa di  responsabilità rispetto al contenuto informativo di quello che comunicano, da qualunque posizione ciò avvenga (pubblica, pubblicitaria, politica)?

Di fatto, in entrambi i casi la posta in gioco è sempre la stessa: la fiducia, la credibilità che si ottiene presso i propri pubblici di riferimento. Tradire la fiducia del cittadino e persino tradire la fiducia del consumatore per ottenere vantaggi immediati rischia di costare caro nel medio o lungo periodo, per non doversi poi lamentare quando si perde seguito, se non addirittura accusare il pubblico per essersi lasciato abbindolare.

Anche quando esistevano solo i tradizionali mezzi di comunicazione di massa si tendeva a distinguere una figura “tipica” che sarebbe stata facile preda d’inganno: la si chiamava “casalinga di Voghera”, con espressione di fatto dispregiativa. Ora, a parte la sua caratterizzazione femminile che la diceva lunga sui pregiudizi di un certo giornalismo maschile, dicevo sempre ai miei studenti che occorreva invece considerarla un’eroina, mettendola al centro della nostra attenzione, ad esempio cercando di comprendere come mai per lei risultassero più credibili e interessanti le informazioni ricevute da chi a nostro parere la manipolava, per provare quindi a rispondere alle sue esigenze di conoscenza nel modo più adeguato e competente.

In sostanza, andare oltre il disprezzo, per esercitare l’umiltà dell’ascolto. Conquistare credibilità credendo a propria volta nel pubblico. Senza per questo abdicare al proprio obbligo di contribuire allo sviluppo di maggiore e più approfondita conoscenza. Mentre oggi mi parrebbe che la crisi economica della carta stampata e i vincoli imposti al web dai grandi giganti internazionali sembrano talora spingere sia la comunicazione sia il giornalismo verso un irrimediabile mercato dei numeri che dimentica il tempo logico della informazione e privilegia la  velocità del risultato di perfomance.

Pina Lalli è Professore ordinario nel settore Sociologia dei processi culturali e comunicativi dal 2002, Vice-direttore del Dipartimento Scienze Politiche e Sociali fino al 31 ottobre 2018. E’ stata fino al 2015 Coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della comunicazione pubblica e sociale / Comunicazione pubblica e d’impresa dell’Università di Bologna, Dipartimento Scienze Politiche e Sociali, prima nella Scuola di Lettere e Beni Culturali e poi nella Scuola di Scienze Politiche. E’ componente invitata del LERASS-Ceric, Laboratoire d’Etudes et Recherches Appliquées en Sciences Sociales, Université de Toulouse 3 et de Montpellier 3. E’ Vice-presidente della Conferenza Nazionale dei corsi di studio e dipartimenti in Scienze della comunicazione

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