E se fake news facesse rima con velocità? Barbara Sgarzi e Franz Russo ci raccontano la loro, prima di #attentiallebufale

La velocità con cui leggiamo ciò che scorre sulle nostre bacheche sembra essere – per Franz Russo – uno dei motivi per cui tendiamo a credere alle fake news, che sfruttano proprio questa assenza di approfondimento. Barbara Sgarzi – neanche a farlo apposta – ci invita a non avere fretta. E se il lavoro di consapevolezza digitale iniziasse da un diverso approccio al tempo?

Oggi conosciamo gli altri due relatori di #attentiallebufale in attesa di ascoltarli durante la plenaria e i workshop del pomeriggio. E se non ti sei ancora iscritto FALLO ORA!

Ecco quelli che terranno loro:

  • Franz Russo – “L’uso dei Social Media per una migliore consapevolezza digitale. Quali i rischi e come evitarli”
  • Barbara Sgarzi – “L’informazione? Siamo tutti coinvolti”

Barbara Sgarzi [BS]

Giornalista professionista, docente ed esperta di comunicazione digitale. Online dal 1998, anno in cui ha lanciato Yahoo! Italia, ha seguito l’evoluzione del giornalismo e della comunicazione digitale dagli albori. Insegna Social Media all’Università SISSA di Trieste, al Master AIE-Mondadori e per diversi Master de Il Sole 24 Ore e collabora con vari siti e periodici. Il suo ultimo libro è Social Media Journalism. Strategie e strumenti per creatori di contenuti e news (Apogeo, 2016). Il suo sito: http://www.barbarasgarzi.com/

 

Franz Russo [FR]

Blogger, esperto di comunicazione e marketing digitale, ho fondato nel 2008 InTime Blog (franzrusso.it) dove racconto l’evoluzione della comunicazione nell’era dei social media. Consulente per le aziende e formatore, scrivo di tecnologia, social media e innovazione per Fanpage.it e Digitalic.

Il suo sito: https://www.franzrusso.it

E ora passiamo a quel che ci hanno raccontato.

 

Fake news: è tutta colpa dei Social?

BS

Certo che no. Le notizie che oggi chiamiamo “fake” sono sempre esistite, che fossero dovuto a errori genuini o a malafede, su ogni mezzo di informazione. Quello che è vero è che oggi, grazie ai canali digitali, hanno trovato un modo per propagarsi più rapidamente, ma anche per essere sentite, più rapidamente.

FR

Le notizie false sono sempre esistite, è un fenomeno che ha radici lontane. Basti pensare alla notizia che si diffuse nel 1814 a proposito della morte di Napoleone, notizia palesemente falsa e costruita ad arte per mandare in tilt la borsa di Londra. Allora non c’erano strumenti veloci per verificare la veridicità delle fonti. Con l’avvento del web e dei social media le fake news hanno trovato terreno fertile proprio per la velocità di diffusione e per l’incapacità degli utenti di riconoscere una notizia falsa da una vera. Non è quindi colpa dei social media: il vero problema è forse quello di rendere più preparate le persone a riconoscere una notizia falsa da una notizia vera. Su questo aspetto c’è molto da lavorare.

In che modo possiamo essere cittadini digitali responsabili quando leggiamo una notizia online?

BS

Non avere fretta e ragionare. Non avere fretta di condividere, e di contribuire così alla diffusione di una notizia eventualmente errata: non è una gara. Ragionare sulla fonte dalla quale arriva e sulla persona che l’ha condivisa.

FR

Una risposta a questa domanda potrebbe essere quella di prestare un po’ più di attenzione. I diffusori di fake news non sono molto diversi da coloro che riempiono le nostre caselle email di messaggi falsi con la strategia del phishing. La strategia è sempre quella di confezionare una notizia falsa che abbia le sembianze, nella forma e nei contenuti, di una notizia vera. Attenzione però, si parla di “sembianze”, di similitudini che ad un occhio un po’ più attento possono essere facilmente smascherate. Il fatto è che le dinamiche con cui vengono diffuse le fake news sui social media sfruttano le velocità con cui noi consumiamo le informazioni e le notizie. Le consumiamo senza attenzione. Ecco perché il fenomeno ha assunto dimensioni enormi, visto che le persone non fanno attenzione e non verificano quello che leggono e condividono.

Due consigli pratici (dal tuo punto di vista) per stare “attenti alle bufale” e sopravvivere online.

BS

Non tutti hanno il tempo, ma anche la voglia, di utilizzare strumenti di verifica che pure online esistono e sono – in buona parte – gratuiti. Due cose alla portata di chiunque sono:  1) crearsi un network di fonti affidabili e per quanto possibile “sicure” dalle quali ricevere informazioni

2) se qualcosa ci fa venire un dubbio, verificare (bastano un paio di clic) se la notizia è stata condivisa anche da altre fonti o arriva invece da un canale solo.

FR

Prima di tutto, verificare la fonte: significa prendersi qualche minuto per verificare se quella notizia è già diffusa e da chi è stata diffusa. Banalmente, è sufficiente utilizzare Google. Prestare attenzione al modo in cui è confezionata e scritta la notizia (torniamo all’esempio del phishing) e, soprattutto, prestare attenzione a chi ha condiviso la notizia. Molto spesso si è portati a condividere senza leggere per il semplice fatto che ci si fida di chi ha fatto lo stesso prima, senza verificare. La notizia del fantomatico endorsement di Papa Francesco verso Donald Trump, diffusa su Facebook in occasione delle ultime elezioni presidenziali Usa, ne è un esempio. A parte che questo esempio rappresenta una delle tante notizie false costruite ad arte e che hanno poi messo in crisi Facebook, basta pensare al “Russiagate”: le persone senza verificare e fidandosi degli “amici” hanno finito per diffondere una notizia falsa spacciandola per vera.

Link breve a eventbrite: http://bit.ly/attentiallebufale

Hashtag della giornata e per promuovere l’evento: #attentiallebufale

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