Fake news e democrazia non vanno d’accordo

Fake News immNegli ultimi anni tanti paesi europei hanno avuto tornate elettorali o referendum importanti, come quello britannico sulla brexit . Oggi sappiamo che queste elezioni non sono state completamente libere, ma sono state pesantemente influenzate da campagne di disinformazione orchestrate appositamente per influenzare il voto.

Questo è ciò che l’Unione europea e gli stati membri vorrebbero  evitare in futuro, soprattutto in vista delle prossime elezioni del maggio 2019.  La disinformazione inquina lo spazio pubblico ed il dibattito restringendo gli spazi di espressione democratica e pluralismo. E’ questo che vogliono i cittadini europei? Sembra di no. Una recente indagine Eurobarometro  ci dice che il 61% dei cittadini europei teme che le prossime elezioni europee possano essere manipolate tramite attacchi informatici

E’ una grande sfida, difficile da affrontare, ma ineludibile se si vuole salvaguardare l’impronta democratica europea. L’osservazione e lo studio sulla società europea degli ultimi anni fa preoccupare molto. Aumenta la polarizzazione delle posizioni, e con essa il tasso di aggressività, mentre diminuisce la disposizione al dialogo e al dibattito democratico.

Per poter agire in maniera efficace non bastano gli stati e non basta l’Unione europea, occorre unire le forze e coinvolgere nell’azione tutti i soggetti coinvolti, compresi i cittadini. Per assolvere a questo impegno si devono metter in campo professionalità e competenze diverse. Occorre investire nella costruzione di uno spazio di dibattito pubblico europeo aperto, equo e soprattutto libero. L’UE intente investire nella democrazia, perché oggi è in pericolo

Perciò l’Ue da tempo lavora per meglio conoscere il fenomeno della diffusione di notizie false e dell’odio on line e per mettere in campo strategie efficaci per combatterlo.

E’ appena stato pubblicato Il piano d’azione, che si concentra su quattro settori chiave  volti a potenziare le capacità dell’UE e rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri e l’UE.

Alcuni dei punti principali di questo piano sono:

  • Analisi dei dati per capire il fenomeno e seguirne lo sviluppo.  L’Ue aumenta gli investimenti  sulla task force di comunicazione strategica e la cellula dell’UE per l’analisi delle minacce ibride del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE).
  • Sistema di allarme rapido. In questo ambito la velocità è tutto. le istituzioni dell’UE e gli Stati membri saranno dotati di un apposito sistema di allarme rapido, inteso ad agevolare la condivisione dei dati e delle valutazioni delle campagne di disinformazione e a segnalare minacce di disinformazione in tempo reale.
  • Le Piattaforme online e l’industria: alcuni mesi fa diverse grandi piattaforme hanno firmato un Codice di condotta assumendosi impegni concreti per garantire la trasparenza dei messaggi pubblicitari di natura politica, intensificare gli sforzi per eliminare i profili falsi attivi, contrassegnare le interazioni non umane (messaggi diffusi automaticamente da “bot”) e collaborare con verificatori di fatti e ricercatori universitari al fine di individuare le campagne di disinformazione e rendere i contenuti verificati maggiormente visibili e diffusi.  La Commissione europea vigilerà sui risultati
  • I cittadini. I cittadini non sono solo le vittime delle fake news ma spesso divengono involontariamente soggetti attivi nelle campagne di disinformazione. Le istituzioni dell’UE e gli Stati membri promuoveranno quindi l’alfabetizzazione mediatica attraverso appositi programmi

Per saperne di più

ISCRIVI AL DIALOGO CON I CITTADINI del 13 dicembre 2018 a Bologna “Fake news ed esercizio consapevole della cittadinanza europea. Politiche europee ed esperienze locali di contrasto alla disinformazione on line”

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