EU2BE visto dal silkprinting van

Gli amici di Else Edizioni avevano fornito alcuni suggerimenti per cominciare ad immergerci nel lavoro creativo e nell’arte della serigrafia. A due mesi dalla conclusione della nostra esperienza insieme ci dicono come è stato prendere parte ad una grande azione collettiva contro la discriminazione, dal punto di osservazione privilegiato del super Don Chisciotte Van.

Durante la Summer School 2019 della Scuola di Pace di Monte Sole si è portato avanti un lavoro dedicato all’ideazione e alla realizzazione di manifesti stampati in serigrafia sul tema delle discriminazioni e delle sue molteplici forme per esplorare e decostruire l’immaginario ad esse legato. Si trattava quindi di elaborare graficamente un manifesto politico, ma prima di questo c’era bisogno di approfondire insieme almeno quattro aspetti: che cosa sono e quali sono le discriminazioni del nostro tempo; che cos’è un manifesto politico e quali regole sottostanno alla sua elaborazione; che cos’è la serigrafia come tecnica di stampa e qual è il suo impiego per la comunicazione sociale e politica oltre che artistica; che cos’è uno slogan. Questi quattro ambiti di ricerca hanno guidato le nostre attività coinvolgendo in prima persona i e le partecipanti sia a livello individuale che di gruppo.

Siamo partiti dall’assunto che la comunicazione è sempre stata parte integrante dell’attivismo politico per i cambiamenti sociali. Tra gli anni ‘60 e ‘70 il manifesto è stato uno degli strumenti più utilizzati per diffondere le proprie idee, fare contro-informazione, coinvolgere e persuadere la popolazione su una specifica battaglia, chiamare alla protesta, e offrire un altro punto di vista, un’altra narrazione sugli eventi politici, sociali e culturali dell’epoca.
Con il gruppo abbiamo quindi approfondito le forme e i contenuti dei manifesti del ’68 che si possono considerare tra le più importanti espressioni di comunicazione politica che nasceva spontaneamente dalle università, dai collettivi, dalle occupazioni e che riempivano i muri delle città. In quegli anni tre nuovi soggetti politici entravano in campo ed erano le donne, gli studenti e gli operai. I manifesti davano conto di questo e rimangono una testimonianza storica. Inoltre ciò che ci interessava indagare con il gruppo era il modo in cui questi manifesti nascevano a partire da discussioni comuni, in un modus operandi che era collettivo e comunitario, provando a fare un paragone con un presente, l’oggi, in cui il manifesto politico di protesta è pressoché sparito come strumento di comunicazione nato dal basso. Durante gli anni ’60, al contrario, molte università e occupazioni si erano dotate di stamperie serigrafiche e nelle assemblee venivano velocemente decisi gli slogan più urgenti del momento e ideata l’immagine. Si trattava quindi di un processo collettivo e socializzante: dalla discussione alla sua realizzazione pratica attraverso la stampa, fino all’affissione.

Conoscere le esperienze passate può essere utile per ricevere input e suggerimenti ma anche per comprendere il proprio presente. Rafforzare nelle nuove generazioni la consapevolezza dell’importanza di lottare contro le discriminazioni, di essere attivi contro di esse, necessita di solide riflessioni sui modi dell’attivismo e dei suoi strumenti. In questo senso ci è sembrato utile mettere a confronto un periodo storico in cui l’attivismo dei giovani presupponeva lo stare insieme, vicini con i corpi e con l’immaginazione, per produrre comunicazione e un periodo come l’odierno in cui invece spesso l’attivismo è troppo schiacciato nel solipsismo della comunicazione attraverso i social. La stessa esperienza di Monte Sole ci permetteva di riavvicinarci ad altri tempi e luoghi e di poter tradurre in pratiche comunitarie convinzioni e sentimenti contro le discriminazioni attraverso la stampa dei manifesti.

Questo processo di studio, approfondimento ed elaborazione dei contenuti sulle discriminazioni e sui manifesti e la loro valenza, è stato affrontato prima in plenaria, poi a piccoli gruppi fino a un lavoro in coppie in cui sono stati pensati e realizzati i manifesti. Ciascuna coppia ha quindi cercato una immagine all’interno di una vasta scelta di libri illustrati che potesse essere associata al proprio slogan. Attraverso una particolare tecnica di disegno con acrilico nero, le immagini sono state ricalcate su dei lucidi e poi impaginate con le parole, quindi incise sui telai e infine stampate a diversi colori dai partecipanti stessi.

Questa fase del lavoro ha trasformato gli spazi di Monte Sole in un laboratorio di serigrafia con telai, colori, piani stampa, stendini e così da illustratori si è diventati stampatori. Si è passati dallo studio, all’elaborazione grafica e alla stampa in un procedimento che ha messo in campo tanto il confrontarsi con le esperienze passate, quanto l’approfondimento di un tema, l’immaginazione e infine il fare pratico e corporeo. Ciò ha permesso ai partecipanti di comprendere l’importanza, anche nell’attivismo politico, di dotarsi di competenze e abilità tecniche al fine della propria creatività. Infatti in questo caso è stata proprio la serigrafia come tecnica di stampa artigianale a rendere possibile la realizzazione pratica dei propri manifesti sperimentando così il passaggio dalla teoria alla pratica.

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