Summer School a Monte Sole: Elena Monicelli ci racconta la storia di questo luogo e il legame con #Eu2Be

Elena Monicelli, Scuola di Pace di Monte Sole

Avete mai sentito parlare di “luoghi della memoria”? Lo storico francese Pierre Nora è stato il primo ad utilizzare questa espressione per indicare tutti quei luoghi reali o simbolici che sono considerati testimoni e custodi della memoria collettiva perché teatro di situazioni e avvenimenti da ricordare.

Monte Sole, che ci ospiterà durante la Summer School, è uno di questi: in vista della settimana che trascorreremo lì insieme ad agosto – se non l’avete fatto potete ancora iscrivervi qui – ne abbiamo parlato con Elena Monicelli, coordinatrice della Scuola di Pace di Monte Sole.

Elena Monicelli [EM]

Nata nel 1977, si è laureata in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Bologna nel 2002 con una tesi in relazioni internazionali dal titolo “Dalla ragion di Stato alla responsabilità individuale. Uno studio sulla Corte penale internazionale di Roma (1998)”. Ha poi conseguito un master di II livello presso l’Università di Roma Tre in “Educazione alla pace: cooperazione internazionale, diritti umani e politiche dell’Unione Europea”. Nel 2016 è stata Fellow presso il programma “Alliance for historical dialogue and accountability (AHDA)” della Columbia University di New York. Dal 2004 lavora alla Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole, prima come responsabile dell’area progettazione e, dal 2009, come coordinatrice.

 

Elena ci parleresti brevemente della storia di Monte Sole e soprattutto di quello che fa la Scuola di Pace oggi?

EM

Monte Sole è un triangolo di colline a pochi chilometri a sud di Bologna, sull’Appennino tosco-emiliano, tra le valli del fiume Reno e del torrente Setta. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, quando il fronte di guerra era già vicinissimo, il luogo fu teatro di un massacro di civili ad opera di soldati nazisti, con l’aiuto di fascisti italiani. La strage, nota come strage di Marzabotto, non fu una rappresaglia conseguente alle azioni della brigata partigiana “Stella Rossa” che operava su quelle colline, ma fu il risultato di un’operazione militare studiata a tavolino e finalizzata al massacro. Furono uccise 770 persone, soprattutto donne, vecchi e bambini.

Partendo da questa storia e dall’ascolto delle sue memorie, educare alla pace, a Monte Sole, significa educare ad una cultura di pace: un percorso lungo e complesso dove si intrecciano le memorie del passato ed uno sforzo costante di rielaborarle, a partire dalla consapevolezza di sé, dal riconoscimento dei propri limiti e delle proprie responsabilità per riflettere sulle responsabilità altrui, sui meccanismi e sui percorsi che permettono l’emergere e il consolidarsi della cultura della violenza e della sopraffazione (l’indifferenza e il silenzio di chi vedeva avvicinarsi l’orrore e non sapeva opporvisi; l’indifferenza e il silenzio di chi, oggi, riconosce le premesse di analoghi processi di violenza e di terrore e tuttavia tace).

In sostanza, alla Scuola di Pace ci interroghiamo sulle ragioni che hanno reso possibile il sistema di terrore che si è manifestato a Monte Sole e durante la seconda guerra mondiale, e che, in modi e forme diverse, ritroviamo in altri luoghi del mondo e in altri momenti della storia.

Come si collega quello che è successo e il lavoro della Scuola di Pace con il progetto #Eu2be e con la trasmissione di notizie e memorie false?

EM

Alcuni sopravvissuti scapparono e riuscirono a raggiungere Bologna dove cominciarono a raccontare quello che era accaduto loro. Per il governo fascista che controllava la città, quel racconto era inammissibile e decise di dare “l’autentica versione dei fatti” attraverso un breve trafiletto pubblicato sul quotidiano Il Resto del Carlino. Ecco, in questo episodio storico si racchiude tutto il senso della nostra partecipazione al progetto #EU2BE e alla decisione di caratterizzarlo secondo le tematiche delle notizie false e della cittadinanza attiva. La produzione di bufale non è un’invenzione moderna ma è sempre esistita nella misura in cui la rappresentazione del mondo fornita da una parte al tempo stesso deriva da e riproduce i valori in cui quella stessa parte si rispecchia e vuole promuovere. Quindi la produzione e diffusione di notizie è una parte essenziale nella costruzione di un senso di identità e di appartenenza ad una comunità. Quale comunità vogliamo costruire per noi oggi? Quale rappresentazione stiamo dando e diffondendo del mondo che ci circonda? Quale capacità di critica e quindi di attivismo siamo in grado di mettere in campo? Quanto impegno mettiamo nella promozione dei valori di solidarietà e ben-essere? Tutte domande che dobbiamo rivolgere prima di tutto a noi stessi ma che dobbiamo allargare alla cornice europea, dove – appunto – diversi punti di vista, tante paure e tante false narrazioni stanno minando alla base l’idea di poter avere una casa comune realmente aperta e democratica.

Ti va di dirci due parole (senza svelare troppo) sui metodi di educazione non formale che saranno usati durante la School?

EM

Se risaliamo all’etimologia della parola educazione scopriamo facilmente che – contrariamente al senso comune – una persona educata non è una persona che è stata riempita di regole, precetti e nozioni ma è una persona che è stata aiutata a mettere in atto le buone inclinazioni dell’animo e le potenze della mente. Questo significa che la nostra scuola estiva non prevede lezioni frontali ma ogni contenuto verrà usato per creare spazi e pratiche di discussione, elaborazione ed esperienza: ci cimenteremo in riflessioni, attività cooperative, magari qualche gioco di ruolo, per riuscire a portar fuori pensieri, emozioni e progettualità. Non serve null’altro quindi che la voglia e la disposizione a mettersi in gioco. Ah no! Scusate… saper gestire un po’ di inglese base diciamo che agevola la situazione 🙂

Link alle iscrizioni: https://bit.ly/2MOMJXZ

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