3 domande a Tommaso Baldo in vista della Summer School a Monte Sole

Tommaso Baldo
Tommaso Baldo

Anche tu, come noi, non stai più nella pelle all’idea della Summer School a Monte Sole e vorresti saperne di più sui temi che tratteremo insieme? A tale proposito abbiamo fatto tre domande allo storico Tommaso Baldo che sarà presente alla Summer School. Leggi l’intervista e se non l’hai già fatto corri a iscriverti!

Tommaso Baldo [TB]

Si è laureato in Storia d’Europa nel 2009 presso l’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna. Dal 2010 lavora presso la Fondazione Museo storico del Trentino come addetto alla progettazione e realizzazione di attività didattiche ed editoriali. È autore di programmi televisivi, recensioni e articoli di argomento storico e didattico pubblicati su diverse riviste e blog tra i quali Giap – il blog della Wu Ming Foundation – e la piattaforma Global Project

 

Durante la Summer School parleremo di memoria e fonti storiche, considerando come caso studio il Confine orientale italiano: molto brevemente come è stata raccontata questa vicenda?

TB

 Più che sul Confine orientale, su cui finirei per dire malamente ciò che Piero (Piero Purich) e Federico (Federico Tenca Montini) possono dire meglio e più approfonditamente, preferirei fare una riflessione più generale sulla storia delle terre di frontiera, che credo sia la grande assente dai programmi scolastici italiani.

Troppo spesso scorrendo i manuali scolastici si ha l’impressione che venga presa per buona una visione ottocentesca delle identità nazionali: ogni popolo esiste “a priori”, con una propria lingua e cultura, con un proprio territorio ben definito. Se guardiamo la storia del litorale adriatico, come quella del Trentino – Alto Adige/Südtirol, attraverso questa ottica non possiamo che avere uno sguardo distorto e falsato.

Occorrerebbe invece partire da alcuni semplici strumenti utili a mostrare quanto il concetto di nazione sia un’ideologia ottocentesca con ben poche corrispondenze nella realtà di vaste zone d’Europa. Ad esempio mostrando una mappa etnico-linguistica dell’impero austroungarico a inizio XX secolo ci si accorge come i diversi popoli della Mitteleuropa vivessero sugli stessi territori. Se poi prendiamo le vicende del censimento del 1910 nel litorale adriatico scopriamo la realtà di popolazioni presso le quali era molto difficile distinguere le diverse appartenenze “nazionali” perché vi era un diffuso bilinguismo o un’ibridazione delle diverse lingue. Credo sia questo il punto da cui occorre partire.

 

Il “metodo critico” dello storico riguarda solo il passato e chi fa ricerca storica o possiamo invece applicarlo anche nella vita quotidiana (ad esempio quando ci troviamo di fronte ad una notizia)? Se sì come?

TB

 A questo tema abbiamo dedicato una parte della nostra guida didattica “E questo chi lo dice? E perché?”. Direi che è il caso di ripetere quanto vi abbiamo già scritto:

Di fronte a qualunque notizia occorre porsi alcune semplici domande, a partire da: chi mi sta dando questa informazione? Bisogna domandarsi su quale sito sto leggendo, da chi è gestito, chi ci scrive e soprattutto qual sia il suo scopo. Occorre osservare se vi sia una presenza debordante e invasiva di pubblicità (aspetto che potrebbe indicare che siamo in presenza di un’informazione di bassa o nulla qualità), ma anche cercare brevemente di ricostruire quale possa essere l’affidabilità del sito e delle persone che vi scrivono. Occorre domandarsi se sono citate delle fonti a sostegno di quanto si afferma e quali siano. Se non è indicata una fonte, non è da considerarsi automaticamente affidabile neppure quanto scritto su un noto quotidiano”.

 

Un video, un libro, un film o una canzone, un articolo (insomma degli spunti) per prepararci alla Summer School: cosa ci consigli?

TB

 Restando in merito al tema posto nella scorsa domanda il libro non può essere che “Apologia della storia. O mestiere di storico” di Marc Bloch. 

Consiglierei anche due cose che sono connesse con la storia del confine orientale e che consentono di capire come l’identità culturale e linguistica italiana non deve affatto coincidere per forza con la fedeltà politica allo stato italiano.

Per questo come canzone suggerisco l’Inno austro-ungarico nella sua versione italiana (“Serbi iddio l’austriaco regno…”). Mentre come film “Porzus” di Renzo Martinelli. Si tratta di un film ferocemente reazionario e anticomunista sul regolamento di conti tra partigiani della Brigata Garibaldi e della Brigata Osoppo. Ma guardandolo con spirito critico ci si può domandare per quale motivo l’identità politico-ideologica dello spietato, ma anche coraggioso e carismatico, comandante “Giacca” e dei suoi garibaldini debba essere più disprezzabile di quella “nazionale” degli osovani.

 

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