Rivoglio i miei dati! Un passo avanti in Unione europea con il nuovo GDPR?

Quasi tutti oggi hanno una vita digitale. Siamo sui social network, gestiamo un sito web o un blog, veniamo taggati sui social da nostri conoscenti, veniamo perseguitati al cellulare da operatori economici che vogliono venderci di tutto e ci chiediamo come mai siamo finiti in elenchi o banche dati utilizzati a fini commerciali.

In poche parole, abbiamo sempre la sensazione di non avere il controllo sui nostri dati personali.   

Se hai provato a cancellare una tua foto o qualche altro dato personale dal web sai di cosa si tratta. Cancellare il passato quando hai a che fare con un motore di ricerca o con un social network è di certo più complicato che bruciare una fotografia o buttare un foglio dattiloscritto nel cestino.

Secondo i dati della Commissione europea, soltanto il 15% degli europei ritiene di avere del tutto sotto controllo le informazioni condivise online. Hanno ragione!

Abbiamo tutti notato negli ultimi giorni l’arrivo nelle nostre caselle email di una serie di comunicazioni relative alla modifica nella gestione dei nostri dati personali. Ciò succede perché dal 25 maggio 2018 è entrato in vigore il Regolamento generale sulla protezione dei dati (dall’inglese GDPR, General Data Protection Regulation), che dovrebbe consentire ai cittadini europei di gestire in modo più sicuro la propria vita digitale ed alle aziende una maggiore coerenza giuridica a cui riferirsi sul tema.

Sembra però che molte aziende oltre oceano non si siano fatte trovare pronte, nonostante si sapesse fin dal 2016 la data dell’entrata in vigore. Tanti siti di notizie americane infatti il 25 maggio non erano raggiungibili dagli utenti europei e questa situazione si è protratta per lungo tempo (lo segnala ad esempio FranzRusso postando sulla sua pagina Facebook, il 28 maggio, questo articolo)

Di recente il GDPR si è trovato al centro dell’attenzione internazionale a seguito delle segnalazioni secondo cui Cambridge Analitica, società di consulenza politica con sede nel Regno Unito, avrebbe ottenuto le informazioni di 87 milioni di utenti Facebook senza il loro consenso. Questo scandalo ha avuto una notevole risonanza sui media europei, tanto che l’amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg si è dovuto presentare il 22 maggio 2018 al Parlamento europeo per spiegare in che modo la sua azienda adempierà gli obblighi del nuovo GDPR e si adopererà affinché non abbia a succedere mai più un simile episodio. Non tutti però sono rimasti soddisfatti dalle risposte date dal CEO di Facebook… il dibattito continuerà.

Il Parlamento europeo si è speso molto negli ultimi anni su questi temi. Segnaliamo una piccola ma interessante guida per i cittadini europei, dal sito del Parlamento europeo: 10 consigli per tutelare la privacy su internet  .

Volete approfondire maggiormente l’argomento? Potete trovare qui ulteriori informazioni:

Privacy digitale in Europa, si cambia: più potere ai cittadini e più chiarezza per le imprese (fonte: www.assemblea.emr.it/europedirect )

Infografica animata “Cosa sono i dati personali? (fonte: https://ec.europa.eu/justice)

Follow-up answers from Facebook after the meeting between EP leaders and Zuckerberg (fonte: www.europarl.europa.eu)

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