Creattivismo: qualche spunto per iniziare

La Summer School #EU2BE 2019 avrà come cuore pulsante il lavoro all’interno di un laboratorio creativo che punta a produrre materiali per una campagna di sensibilizzazione contro la discriminazione.
Per fare questo abbiamo coinvolto gli amici ed esperti di Else Edizioni, casa editrice romana che pubblica meravigliosi libri usando la serigrafia. Abbiamo chiesto a Marco e Chiara di darci qualche spunto di riflessione per prepararci al meglio!

Immagine tratta da https://www.elsedizioni.com/it/edizioni/download

Else – Edizioni Libri Serigrafici E altro – è una casa editrice, un laboratorio artigianale di stampa serigrafica e un’associazione che nasce a Roma nel 2012 dall’incontro tra professionisti in diversi campi dell’editoria, della grafica, dell’illustrazione e della stampa d’arte. Come casa editrice Else pubblica albi illustrati per ragazzi e adulti stampati in serigrafia e rilegati a mano in cui sono presenti forti contenuti culturali, sociali e politici. Attraverso l’associazione invece Else intende consolidare e sviluppare, oltre all’esperienza editoriale, anche quella educativa e di intervento sociale in scuole, biblioteche, associazioni e spazi di rigenerazione urbana attraverso workshop, mostre e seminari, relativi al fondamentale rapporto tra immagine, parola, grafica e oggetto artigianale. Il suo operare artigianale mira a risvegliare nei diversi ambiti educativi l’intimo nesso tra mano e testa, l’intelligenza stessa delle mani, in un continuo dialogo tra le pratiche concrete e il pensiero.

Volendo produrre una campagna di sensibilizzazione è innanzitutto utile indagare che cos’è un manifesto politico.
Prima di tutto il manifesto è la saldatura armonica tra parola e immagine. Il manifesto prima di essere letto è guardato, ovvero le parole sono guardate e lette come immagini. Quindi per essere efficace il manifesto deve essere estremamente sintetico. Inoltre il manifesto ha sempre un tema, nel nostro caso le discriminazioni, e questo deve essere conosciuto, discusso, approfondito. Per comporre un manifesto c’è bisogno di conoscere molto bene quello di cui si sta parlando, bisogna fare ricerca.
Il manifesto ha una vita effimera perché è sottoposto alle intemperie, alle successive affissioni che lo copriranno, e all’azione di chi non è d’accordo con il suo contenuto e che lo strapperà. Se il manifesto non si intona con i sentimenti della maggioranza della popolazione è facile che abbia una vita brevissima.
Il manifesto riflette la capacità immaginativa delle generazioni che lo creano e utilizzano ed è dunque uno specchio dell’epoca e dei sentimenti di un paese. I manifesti del ‘68 restano una significativa testimonianza soprattutto di quanto l’immaginario, le arti, le scienze sociali, la politica, il costume erano cambiati e stavano cambiando, non solo portando alla ribalta nuove soggettività sociali e politiche ma anche e soprattutto nuovi linguaggi e simboli, desideri e autorappresentazioni. Erano di rottura proprio perché reinventavano la realtà e ne davano una immediata e nuova testimonianza.

Slogan poi è una parola interessante perché la sua etimologia, dal gaelico scozzese sluagh-ghairm si traduce letterariamente come “grido di guerra”. E quindi la scrittura del proprio slogan deve essere molto personale e poi condiviso con gli altri e deve riflettere i propri sentimenti di rabbia, indignazione, ribellione, dissenso, rifiuto, offesa, disobbedienza rispetto al tema delle discriminazioni.

Le facoltà dell’immaginazione nascono sempre da delle pratiche corporee, solo imparando a fare una cosa la si può immaginare e si può nutrire la propria creatività. Questa è l’importanza del “fare” nei contesti educativi, quella di estendere il proprio raggio d’azione individualmente e collettivamente dando concretezza alla proprie idee.

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