Manuela Rontini

L’economia circolare: cos’è e a cosa serve? ce lo spiega la consigliera Manuela Rontini

Si parlerà di economia circolare il prossimo 18 novembre a Ferrara durante il Regional Discussion Forum: un’opportunità rivolta soprattutto agli studenti per capire non solo quello che si sta facendo a livello europeo ma anche sul nostro territorio nel campo dell’ambiente e della sostenibilità.  Ma che cos’è l’economia circolare e cosa c’entra l’Emilia-Romagna? L’abbiamo chiesto alla consigliera Manuela Rontini, che nell’Assemblea legislativa regionale è anche presidente della Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità e si è occupata della legge regionale a sostegno di questo modello.

“Fino al 2008 il termine disoccupazione non c’era nel vocabolario della regione Emilia-Romagna. Purtroppo la crisi ci ha fatto scontrare con la necessità di cambiare il nostro modello di sviluppo che prima era basato su un economia lineare: si prelevavano le risorse, con i materiali si costruivano oggetti di consumo e poi, quando non servivano più, si buttavano. Ora dobbiamo passare ad un’economia circolare per cui le cose che non servono più a qualcuno possono essere reimmesse in circolo e diventare utili per qualcun altro. In questo modo si riducono al minimo gli sprechi e i costi, e allo stesso tempo aumentano le opportunità. #chiudiamoilcerchio è l’hashtag che abbiamo usato durante la discussione del provvedimento in commissione e che ora stiamo portando avanti con la legge, col forum dell’economia circolare”.

Come mai vi è venuta l’idea di fare una legge regionale a sostegno di questo tema?

“Vorrei innanzitutto specificare che parlare di economia circolare non vuole dire occuparsi solo di rifiuti, ma di un nuovo modello di sviluppo, sostenibile, per aumentare la competitività del nostro sistema regionale, creare nuove filiere d’impresa e buona occupazione. Già nella scorsa legislatura erano stati depositati due progetti di legge di iniziativa popolare che riguardavano la disciplina in materia di rifiuti. Siamo partiti da quelli e dalla discussione nata all’interno del Parlamento europeo sul pacchetto economia circolare. Abbiamo legiferato in materia di rifiuti introducendo proprio all’inizio il principio dell’economia circolare: lo dico con orgoglio perché siamo stati senz’altro la prima regione italiana a farlo, ma penso anche tra le prime in Europa. Siamo partiti da qui e dalla consapevolezza che i rifiuti oggi sono un costo per le tasche dei cittadini, per le bollette delle famiglie e delle imprese, e invece possono diventare un’opportunità e una risorsa”.

Nella legge si fa riferimento anche allo spreco alimentare, ovvero come favorire la stesura di linee guida per le imprese di modo che non ci sia spreco già dalla fase di produzione e commercializzazione. Ci sono già stati degli esempi in questo senso?

“Uno degli impegni che avevamo preso col sistema delle imprese è stato quello di costruire un tavolo che si occupasse dei sottoprodotti. Il sale di lavorazione dei prosciutti, ad esempio, che abbonda nel parmense, a seconda di come viene classificato, cioè rifiuto o sottoprodotto, può eventualmente essere utilizzato da un’altra filiera che da quel sale può costruire impresa e quindi produrre ricchezza. Sul tema dei sottoprodotti abbiamo lavorato anche con l’europarlamentare Damiano Zoffoli, sollecitandogli durante la discussione della legge una nota interpretativa da parte della Commissione europea”.

Abbiamo visto, leggendo la legge, che sono previsti degli incentivi a favore di aziende e comuni. C’è qualcosa di simile anche a favore dei cittadini? Il cittadino virtuoso viene in qualche modo premiato?

“Questa è una legge che ha obiettivi ambiziosi, ma al suo interno abbiamo messo tutti gli strumenti per arrivare ai risultati, affinché non rimanga solo un’enunciazione di tanti buoni propositi. Per questo abbiamo previsto un fondo d’ambito incentivante, non inferiore a 10 milioni di euro, che prevede incentivi per i comuni su 2 filoni. Da una parte un premio a quei comuni che già oggi, grazie alla lungimiranza dei propri amministratori, si avvicinano o superano gli obiettivi fissati dalla legge, ovvero il 73% di differenziata, il 70% di riciclaggio e 20/25% di riduzione dei rifiuti da qui al 2020, rispetto ai livelli del 2011. Dall’altra parte invece accompagniamo quei comuni che ancora stanno lavorando per mettersi in pari con la nuova normativa, consapevoli del fatto che comporterà costi aggiuntivi. Il cittadino viene premiato indirettamente perché le risorse che la Regione trasferisce ai comuni fanno sì che la bolletta sia meno cara”.

Qual è il ruolo che i giovani possono avere all’interno di una legge come quella dell’economia circolare e come coinvolgerli?

“Uno degli strumenti non economici e incentivanti in questo senso si basa sulla partecipazione -infatti questa legge è nata proprio grazie a un percorso partecipativo e prevede anche un forum aperto sul tema. I soggetti che sono chiamati ad agire il cambiamento sono le famiglie, i giovani, le imprese, le associazioni. I giovani in particolare sono i più attivi e dinamici a recepire le novità, e a trasferirle in famiglia quando tornano a casa. Possono così essere un motore di buone pratiche e buoni comportamenti ambientali. Per fare un esempio, un conto è il volantino del comune che ti dice di fare la raccolta differenziata, un conto è quando tuo figlio viene a casa da scuola dopo aver fatto un’ora di educazione ambientale e ti spiega come e perché fare la raccolta differenziata”.

Per saperne di più sull’iniziativa clicca qui “L’economia circolare: cos’è e a cosa serve. E perché ci riguarda tutti”, incontro a Ferrara il 18 novembre 2016

Intervista a cura di Gianfranco Coda

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